14/06/08

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Lunga vita all'Est

Il maxischermo a lavoro non è arrivato, ma in compenso ci hanno inviato un link da aprire in Quicktime, uno streaming da un server interno per tutte le partite degli Europei. Ovviamente ieri alle 5 fermo tutto, mi posiziono in modalità Play sul Mac, apro le patatine al gusto scampi e inizio la visione. Gli unici due minuti in cui decido di far finta di lavorare questi fanno due gol, così decido di rimanere offline per tutta la partita. Mi assicuro che stiano in fase cazzeggio anche gli altri italiani, al massimo ci cacciano tutti insieme, mal comune mezzo gaudio.

Il pareggio resta amaro, ma la soddisfazione di chiamare gli amici francesi e deriderli mentre l'Olanda li sta stracciando non ha prezzo. Bisogna ripagarli delle prese per il culo che abbiamo subito in questi giorni, e a noi questo compito piace tanto.

L'ultima gioia del palato è la bottega italiana che ha aperto un paio di settimane fa: la prima volta che ci ho messo piede, ho dovuto faticare per ricordarmi che ero in Irlanda. Ci sono il San Daniele e la bresaola che ti fanno l'occhiolino, pecorini freschi e stagionati di ogni sorta, mortazza autentica e addirittura il camoscio d'oro, dico, ci rendiamo conto. Un attimo di commozione mi assale quando scorgo le crostatine del Mulino Bianco e i Fonzies, davanti alle cui bustine mi inchino. Inutile dire che anche i prezzi fanno piangere, ma è la legge dell'economia spicciola, s'ha da pagà.

Comunque ci sono testimoni oculari che la bottega italiana è un'idea che io avevo avuto mesi fa, quando passeggiando per le strade ho esclamato tra tutti questi ristoranti italiani, manca un posto in cui comprare roba italiana per cucinare, un alimentari genuino. Lo dovremmo aprire noi! Omo aveva detto sì, ma con quali soldi lo apriamo? Io avevo borbottato e madonna quanto sei distruttivo!
La differenza tra noi e quelli che l'hanno aperto sono i soldi, oltre al fatto che quelli che l'hanno aperto sanno tagliare il prosciutto e io no. Tsè.

Infine, due brevi dell'ultima ora: come avrete già letto, in Irlanda hanno votato no al Trattato di Lisbona; il fatto che Bossi approvi la scelta mi preoccupa alquanto. Un'amica rumena ha trovato uno che vende le sigarette russe sottobanco, lunga vita all'Est!


10/06/08

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Dottò, è normale?

Inutile dire che dopo l'epica disfatta di ieri oggi sono arrivata a lavoro cercando di mimetizzarmi in tutti i modi, ma con poco successo. I colleghi stronzi mi aspettavano giá da ore in ufficio, per puntarmi il dito e fare ahahahaha. Le file di francesi dietro di me non hanno perso tempo a infierire. Io ho reagito con classe, dicendo ridete finché potete. Umh.

Che tra l'altro la vera tragedia é stata il momento della partita: al tavolo accanto c'erano dei rumeni che non si sa perché tifavano Olanda con cosí tanto trasporto che mi é venuta voglia di prenderli a bicchierate in testa piú e piú volte. Invece mi sono trattenuta e ho civilmente chiesto loro "mi spiegate perché tifate Olanda se siete Rumeni, no cosí per capire, eh". Mentre lo dicevo, il mio boccale di birra si muoveva pericolosamente. Mi innervosisce il tifo distruttivo, che senso ha inaugurare sventure all'altra squadra, pensa a vincere e non rompere i coglioni, dico.

Dopo aver discusso con i rumeni,mi rassegno a guardare la partita con un gruppo di colleghi francesi arrivati in massa anch'essi per gufare. Ci mandiamo amorevolmente a fanculo durante la partita, mentre arrivano anche i tedeschi e gli ungheresi a tifare Olanda. Ho capito che ci si fanno dei grandi cannoni in Olanda, ma tutta questo supporto mi pare esagerato. Abbiamo un continente contro: difficile la vita dei campioni del mondo, a quanto pare.

Difficile anche la mia, certi giorni.

All'incirca una volta al mese sclero paurosamente a lavoro, decido di dare le dimissioni e tornare in Italia. In quei cinque minuti sono convintissima, lo sto per fare. Poi passa qualche minuto, dimentico, continuo tranquillamente e non ci penso piú.

Io non lo so se sono normale.
Omo dice di no.
Dottò, è normale?


08/06/08

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Bye bye Ally

Bere vino a cena poteva sembrare una buona idea.
Ritrovarsi al pub a continuare con cuba libre tutto sommato ci poteva stare.
L'errore è stato recarsi ad una festa di tale peruviano dove c'era solo birra.
In lattine, in vetro, in secchi, in cartone, birra birra birra.

La birra dopo il vino e il rum è un'esperienza sconsigliata anche nei peggiori bar di Caracas.
Conscia del pericolo, ne bevo pochissima, giusto per non perire disidratata sotto la cappa di fumo.
Scopro infine che gli abitanti della casa sono dei ragazzi di Dubai che sono venuti a studiare inglese qui. Dunque, sono venuti a cazzeggiare qui. Invidia, profonda invidia, per i tempi del fancazzismo universitario belli che andati. Mi illumino di immenso alle 3 del mattino e decreto che i fuori corso hanno capito tutto della vita.

La realtà è che non sono più il ghepardo de una volta e la domenica mi sveglio con quel mal di vivere tra stomaco ondeggiante e testa pesante. L'ultimo slancio di vitalità lo utilizzo per strisciare ad un'esposizione su Andy Warhol, fare la spesa e spalmarmi sul divano, dove testè mi trovo. Bello il divano di domenica. Quando hai le gambe spalmate sul tavolino e hai tutto a portata di mano, onde evitare la tragica eventualità di doverti alzare. Non sia mai.

Ho un obiettivo intellettuale e sociale per questa domenica: capire esattamente che cosa comporta il trattato di Lisbona. Qui ci sarà il referendum per decidere e la città è ricoperta di cartelloni che si alternano tra Vota sì per il progresso dell'Europa e Vota no perchè la gente è morta per la vostra libertà. A questo punto, la questione mi incuriosisce alquanto. Perchè solo qui questo trattato sta diventando la questione nazionale dell'anno?

Ho provato a leggere la sintesi del testo integrale, ma mi sono arresa alla seconda riga.
Oggi il massimo sforzo mentale che riesco a fare è guardare Ally Mc Beal. Ultima puntata della quinta ed ultima serie ed è finita. Non riesco ancora a farmene una ragione, è finita.


05/06/08

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Boicottaggio

Il programma "boicotta la mensa" iniziato questo Lunedí sta procedendo a gonfie vele. Dopo mesi a fare file disumane per conquistarmi un piatto apparentemente innocuo che poi si rivela essere carico di schifezze e grondante di olii tossici, un giorno mi sono svegliata ed ho detto Basta. Con il dito puntato al cielo, ho convinto Omo che la mensa é il male e lui, miracolosamente illuminato, ha fatto cenno di sí con la testa.

Ho cosí iniziato la cura del panino preparato a casa, della serie almeno sai quello che magni. Il pranzo casereccio consente di mangiare all'aperto, risparmiandosi non solo la morte per avvelenamento da mensa, ma anche l'incontro con le cassiere simpatiche quanto una mandria di bufali.
Le cassiere della mensa sono stronze dentro, che sia ben noto.

Dopo quattro giorni non ho ancora tradito l'impegno.
Mi sveglio alle 7: 30, taglio i panini, li riempio e li imbusto.
Non pensavo di essere cosí costante, a volte mi sorprendo.

Riguardo al disperato appello pro Europei, un magnanime irlandese mi ha detto, con aria indifferente, ti do io il lunedí che ti serve. Ora, se non ci sono complicazioni logistiche, dovrei avere risolto almeno per la prima partita. Per quella successiva c'é una vana speranza: un manager francese ha chiesto al manager dei manager di piazzare un maxi schermo al nostro piano. Vediamo se riusciamo ad ottenere qualcosa, anche se preferirei gustarmi l'evento al pub affogando tra le pinte.
Glu glu.

Omo ha lasciato due mosche morte sotto strati di tovaglioli e oggetti vari. Gli ho detto che deve sbarazzarsi dei corpi perché mi fa schifo l'idea di avere una cosa morta per casa. Dice che siccome lui si é sacrificato per ammazzarle, ora tocca a me disfarmi del cadavere. Io invece mi oppongo: chi uccide si rende responsabile di tutto il processo. Intanto, la mosca morta sta ancora lá, aspettando che qualcuno onori la salma.

Se siete interessati, potete venire a portare i vostri ossequi alle defunte alate.
Posso offrirvi degli scampi buonissimi e un succoso bicchiere di Malbec Argentino.


03/06/08

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Cubista per caso

Per una serie di circostanze improbabili, tipo che uno ha la cagarella, l'altro è in vacanza, il terzo è rimasto intrappolato nell'ascensore, vengo chiamata per due giorni a fare la cubista di emergenza. Inutile dire che appena leggo la mail godo come un riccio e mi preparo psicologicamente a due mezze giornate di fancazzismo. Tant'è che volano, per l'appunto.

Qualcuno si è magicamente ricordato che so parlare anche italiano, così mi ha fatto la grazia di iniziare a passarmi qualche cliente connazionale di tanto in tanto, tra un inglese, un irlandese e un australiano. Devo dire che dopo mesi di assenza dal mercato italiano, riavere a che fare con noi latini mi ha fatto immensamente piacere. Forse perchè posso fare battute a cui qualcuno ride, per esempio. O perchè non ho bisogno di fare tutto il valzer delle formalità, i apologize, i'm sorry, che agli anglosassoni piace tanto. Forse perchè è pur sempre la mia lingua madre e fatico di meno ad essere credibile, e ripeto forse.

A casa si è inaugurata ufficialmente la caccia alle mosche. Omo ieri ha passato circa un'ora con i cataloghi di Argos in mano a cercare di uccidere queste immense macchie nere volanti e non si è dato pace finchè non le ha sterminate tutte. A me intanto era venuto il mal di testa a forza di vedere ste mosche impazzite che sbattevano contro i muri e le braccia di Omo che rischiavano di distruggere mezza casa. Quando la guerra è finita, ho tratto un respiro di sollievo.

Dopo mesi a fare il turno mattutino, ovviamente mi capitano le prossime due settimane del late shift, in perfetta concomitanza con l'inizio degli europei. Io sarò ancora a lavoro durante il fischio d'inizio, evviva. Oggi ho mandato una mail di appello a tutto il mio gruppo offrendo qualsiasi tipo di ricompensa (o quasi) a chi si offrisse di darmi il cambio.

Inutile dire che ho sbagliato indirizzo email e che il mio grido di aiuto è arrivato a tutto il mio piano, a persone che non c'entrano una mazza, manager compresi.
Vado a sotterrarmi prima di cena, che se domani arrivo a lavoro strisciando magari mi si nota di meno.