Se ci penso, quello che a me fa più paura della fine della vita non è la morte. Piuttosto, la malattia, la sofferenza, la vecchiaia, la solitudine, mi terrorizzano. L'agonia, il dolore, la sensazione di essere in una terra di mezzo. Se ci penso, soffro per chiunque si trovi in questa condizione. Anche solo a sentirne parlare, mi viene da piangere.
L'altro giorno, tornando a casa, sul mio portone ho trovato un'affissione di morte, con la consueta frase dei cari che ne danno il triste annuncio. Ho avuto un fremito, la tristezza si è impossessata di ogni cellula del mio corpo, al pensiero che nel mio palazzo, qualcuno ieri c'era e il giorno dopo no. Ho pensato all'angoscia che poteva esserci in quella casa e mi sono scese le lacrime.
Il giorno dopo, affianco a quel pezzo di carta funereo, è comparso un fiocco azzurro. A quanto pare, il bambino Simone era venuto al mondo quella notte. Ho guardato il mio portone, a destra la morte, a sinistra una nuova vita e ho sorriso, ho pensato che in qualche modo l'ordine delle cose era stato ristabilito e che mi si era parato di fronte, in tutta la sua cruda semplicità, il flusso della vita.
Che tempismo, Simone, buona vita.
08/07/11
Se ci penso
29/06/11
Feisbuc
Feisbuc è quello strumento di tortura che ti mostra foto dei tuoi "amici" in vacanza, a friggere in spiaggia sorseggiando una birra ghiacciata, mentre tu sei a casa a lavorare con 540 gradi fuori, le tapparelle abbassate, il telefono che squilla con un accento milanese esagerato e la vaga e fastidiosa sensazione addosso che le ferie di agosto non arriveranno mai.
E se arriveranno, non saprai ancora cosa fare, dato che tu non sceglieresti mai di andare in vacanza ad agosto.
L'anno scorso vagavi in Sardegna a giugno, insieme a qualche cane randagio che ti rincorreva e sporadici vicini di casa. Quest'anno ti toccherà, ovunque tu voglia andare, pagare il doppio per dividere la bellezza insieme a quasi tutto il resto del mondo: tutto ciò è palesemente una cazzata.
Singolarmente, vi voglio bene. Tutti insieme, non vi sopporto. Siete rumorosi, occupate spazio, sporcate il mare, vi accalcate nei locali e mi sottraete ossigeno.
Tuttavia, dovrò accodarmi alla massa, e spero che il naufragar mi sarà dolce in quel mare che ancora non so qual è.
27/06/11
Il sale
Dopo quattro ere geologiche al supermercato, una fauna da centro commerciale che fa orrore, uno scontrino lungo 3 metri, tanti punti fedeltà sulla tua carta del cuore, una macchina carica come se non ci fosse un domani, un pin e 260 euro di spesa dopo, torno a casa e mi accorgo che ho dimenticato il sale. Il sale, dico, non la salsina piccante, non il kit per fare le fajitas, non il succo di frutta energizzante, non le nuvolette di gambero con la salsa sweet chili, no, il sale.
Poi, dopo circa 36 ore, ti imploro di andare a comprare le sigarette, offrendomi in cambio di stirarti una camicia, e appena apri la porta mi guardi con quell'espressione con cui si guardano le persone incorreggibili e per le quali non c'è più nulla da fare.
" Ieri hai lasciato le chiavi dietro la porta".
Hai visto, il nostro palazzo ha passato il test di affidabilità.
Firulì, firulà.
Non mi sgridare.
Ahem.