16/07/08

6

Big babol

Il secondo giorno a lavoro va meglio del primo, inizio a ricordarmi che cosa facevo prima di andare in vacanza e pare che il mio cervello sia ancora in grado di esprimersi in inglese senza troppi traumi.

Il mio colorito nero ha attirato l'attenzione degli astanti, che sostengono che io sia andata a fare una full immersion di lettini solari. Si vede che non hanno mai visto il sole cosí a lungo da rischiare di bruciarsi. Ma vi pare che uno prende le ferie per andarsi a fare le lampade, dico? Qui mi si offende.

Non sappiamo se cambiare casa, cambiare lavoro, cambiare cittá o cambiare nazione, ma al momento siamo abbastanza convinti da non cambiare partner, il che é comunque un buon punto di inizio per decidere il resto.

La moquette fa un strano effetto al ritorno, sopratutto quando ci trovi una cicca spiaccicata sopra che non c'era prima. Il mistero é fitto e le indagini sono ancora aperte, probabilmente la nostra casa é abitata da fantasmi che fanno palloncini con le big babol. Potrebbero anche lavare i piatti questi ospiti immaginari, qualche volta.

Conforta sapere che dalla nostra partenza nulla é cambiato: siamo partiti lasciandoci dietro 17 gradi e ne ritroviamo 17. Il tassista é incazzato, dice che un tempo non era cosí, che esisteva l'estate e invece ora é sparita. Allora capisco che é difficile anche per loro affrontare tutto un anno senza notevoli variazioni climatiche.

Preghiamo che l'estate arrivi, tutti insieme.


14/07/08

14

Forse

La macchina carica di roba inutile, le curve tra gli alberi per arrivare, il costume e gli infradito da mettere su, la baia del giorno in cui andare, l'amore nell'acqua con le rocce a spiare, giocare a racchettoni e avere male al culo per due giorni, la doccia al tramonto con i capelli ad asciugare, il vino da assaporare sulle sedie di plastica, l'amore ancora da fare quando va via il sole, la pepata di cozze da far fuori in due minuti, il pisolino sulla sdraio con le onde che ti cullano, i limoncelli offerti dai tanti chiunque nel mondo, le mille scale da salire, guardare il mare quando é notte e rendersi conto che se non ci fossere le luci tu potresti caderci dentro.

Pranzare sul pechereccio in legno a picco sul mare, la pelle che va via, la schiena che scotta e spalmami la crema mentre la felicitá si impossessa di ogni cellula del tuo corpo. L'amore che ti entra dentro con il sole e ne esce fuori piú radioso.

Un viaggio lampo in Toscana, un matrimonio con Bob Marley di sottofondo, un incontro con parte di famiglia che non vedevo da tempo, chianti rosso tra botti di vino mentre fumo una sigaretta su una sedia di legno che guarda la campagna toscana. Un respiro forte e pensare che bella la vita.

Due settimane che volano, il ritorno in aereo di notte, poche ore di sonno e mi risveglio abbronzata al vento d'irlanda, assolutamente non pronta a riprendere in mano la scrivania e il telefono. Assolutamente dormiente, sognante e ignara.

Credevo che il trauma da rientro fosse una prerogativa adolescenziale, invece l'unica cosa che é cambiata con gli anni é che non piango piú. Per il resto, il coccolone allo stomaco rimane quello insieme alla voglia di mollare tutto e correre indietro a fermare il tempo.

Ancora non mi é propria la rassegnazione dell'etá adulta ed é una delle poche cose di cui oggi mi compiaccio, oltre che del mio colorito nero che rimbomba tra le pareti bianche di questo posto che oggi sembra triste e che domani tornerá a essere quello di prima.
Forse.



26/06/08

17

Michelle, my belle

Il problema è che sono terrona, mica altro. Magari un italiano del nord non avrebbe da borbottare perennemente davanti al clima british. Non è che vivo qui, con la voglia di tornare in Italia. E' che ho perso la cognizione delle stagioni, che qui c'è lo stesso tempo che c'era ad ottobre e che c'era a marzo. Oggi piove, ci sono 15 gradi, domani forse non piove, se siamo fortunati. E' che ho voglia di indossare sandaletti, braccialetti colorati e gonnelline svolazzanti. Vorrei avere un segno del costume e dovermi lamentare per il caldo che fa. Lo vorrei, sì. Voglio cambiare il guardaroba, avere voglia di gelato e di frutta fresca, capite.

Non è che la vivo male, è che vorrei cenare all'aperto senza avere freddo, assaporare un bicchiere di vino senza dover guardare il cielo e pensare se si mette a piovere ora è la fine, vorrei accendere una sigaretta senza che una folata di vento se la porti via. Vorrei poter sdraiarmi nuda a letto con il sole che entra dalle finestre. Vorrei mangiare un bel piatto di pesce di fronte al mare e sfregarmi i piedi per togliere la sabbia.

Ho voglie banali, dopotutto.

Una scozzese ieri quando le ho chiesto da dove veniva mi ha detto edembra. Edinburgh?Yeah.
Ma come cazzo parlate?
Un irlandese che lavora con me si chiama Eoghan, una cosa che ho provato a pronunciare con fantasia senza successo. Infatti io lo chiamavo e nessuno si girava. Alla fine mi è stato gentilmente spiegato che quella cosa impronunciabile sta per Owen. Eoghan uguale Owen. Per non parlare del nome Siobhan che si pronuncia Shivonne.
Ma come cazzo parlate?

Al team meeting il mio manager per dire myself ha detto Michelle. E io ho chiesto chi è Michelle? E lui mi ha detto michelle è irlandese, vuol dire myself.
Dopodichè ho messo la testa sotto il tavolo e ho cercato di rimanere invisibile per tutto il resto del meeting.

La morale della favola è che l'inglese è un concetto assai astratto.
Per imparare a capire tutti i native speakers, secondo me non basta una vita.


24/06/08

8

I'm coming

Gli italiani che durante tutta la partita non hanno fatto altro che trapanarmi le orecchie con popporoppopooo si sono zittiti solo ai rigori, e tutti concorderanno che era pure ora. La tragedia é stata che alla vittoria hanno iniziato gli spagnoli a fare poporoppopopoo per festeggiare. A quel punto ho alzato i tacchi e sono ritornata a casa a sbranare un piatto di pennette al cartoccio che al primo assaggio ti sei giá dimenticato della parola "partita". Detto ció, il tifo italiano e spagnolo messo insieme é stato cosí folclorico e cantereccio che alla fine ero comunque contenta per la Spagna. Ma passiamo oltre.

Il dinner kit messicano per fare le fajitas si é rivelato di una bontá inaudita, tale non solo da convincermi ad abbandonare i pregiudizi verso i pre confezionati, ma anche a precipitarmi al Tesco a provare i kit tacos, burritos e tortillas prima che scada l'offerta. Umh.

Domenica arrivo su suolo italiano, non ho ancora ben capito come organizzare quei giorni, ma credo che arriveró prima abbascio a casa e poi torneró qualche giorno a Roma, dove non ho casa, ma questo é un piccolo dettaglio perché qualcuno mi dará un pezzo di pavimento con un tetto sopra per la notte, un pezzo di tetto si trova sempre, no.

So che giá le due settimane voleranno e che non vorró piú andarmene, e che arrivata qua vorró tornare indietro, ma appunto lo so di giá, quindi non mi preoccupo. Anzi, direi che ho tutte le carte in regola per apprezzare a pieno il soggiorno che mi attende.

Amici, sto arrivando, disposta a prendermi tutta l'afa e la cappa del mondo, pur di poter finalmente provare l'ebbrezza delle maniche corte, degli infradito e degli occhiali da sole.

Ho tanta voglia di abbracci.




20/06/08

9

Il bowling

Se non ricordo male la prima e l'ultima volta che ho giocato a bowling é stato tipo 7 anni fa. Con il ragazzo con cui stavo, che cercava invano di farmi piacere una cosa di cui non me ne fregava una ceppa leppa. Ricordo bene la schiappa che sono stata, con la palla troppo pesante che andava lenta sulla pista o con la palla troppo veloce ma totalmente deviata sulla corsia laterale. Quello che ricordo con angoscia é lo schermo tv con i nomi dei giocatori e i punti accumulati. Praticamente, se sei una schiappa, deve essere noto al mondo. I tabelloni con i punti sono una pratica sadica ed é incredibile che nessuno si lamenti.

Fortunatamente, non mi sono mai piú ritrovata obbligata dalle circostanze a giocare a bowling. Fino a ieri.

Perché ovviamente se il mio gruppo di lavoro decide di organizzare una serata con tutti per socializzare, salta fuori qualcuno che decide a nome del gruppo, chiede i soldi e prenota le piste da bowling. Dopo sette anni, l'umiliazione 2 ritorna: io, una palla pesante che va storta e i birilli stronzi. Ovviamente anche questa volta arrivo ultima sul tabellone.

Stessa scena, stessa conclusione di sette anni fa, con un'unica differenza: questa volta il fatto di essere ultima a bowling non mi scompiglia un capello. Anche perché questa volta non ho nessuno che si ostina a farmelo piacere e a darmi consigli su come tirare. Mi conosco abbastanza da sapere che non mi sbatto per riuscire nelle cose che non mi interessano. Per cui, benvenga l'ultimo posto a bowling, la cui unica immagine felice che ho é del Grande Lebowski.

Sono circa due settimane che faccio sogni lunghi, contorti e strani.
O forse sono due settimane che ricordo puntualmente i sogni che faccio.
Non so se sia una cosa positiva o meno, questa improvvisa ondata di memoria onirica.

Odio il giorno prima del ciclo e la SPM.
Quella voglia di volare in alto, dove non c'é anima viva, sdraiarsi su una nuvola e dormire.

Che palle essere donna certi giorni.