23/08/10

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Back.

L'estate per me è finita.
Sono scesa a casa, con un pc, una chiavetta e tutti gli interrogativi che mi trascino dietro in questo periodo della mia vita. Ho respirato, ho passato attimi o forse ore sul dondolo a fissare il cielo e a capire quali sono le domande giuste da farsi, perchè se non sai quali sono le domande, poi è inutile che ti metti a cercare le risposte.

Ho vissuto in un limbo, fatto di pranzi preparati con amore dalla mia famiglia, di chiacchiere con le amiche, di telefonate, di pensieri, di ricordi, di rievocazioni, domande, obiettivi, sogni. Poi entravo nel mare, mi tuffavo e all'improvviso mi investiva un'ondata di serenità.

Cosa è cambiato in questo mese? Forse tutto e forse niente.
Scelte che non so prendere, sospensione del presente, sensazione di attesa. Di un evento scatenante, un gesto illuminante, un momento delirante.

La mia impulsività contro la tua razionalità. Però poi ti ritrovo forte in un abbraccio e allora vorrei continuare a piangere per ore, mentre sono sola. In questo mese ho pianto tanto, di un pianto che cercavo, che volevo, che mi era necessario per cadere nel vuoto sperando di ritrovare una direzione che sentissi mia.

Continuo a versare lacrime non appena leggo un verso che mi tocca, ascolto una nota che mi batte dentro, ricordo una felicità passata.

Vivo malinconica, sospesa tra un passato che vorrei fosse presente e un futuro su cui non so scommettere. Mi chiedo cosa voglio, mi bastano delle parole romantiche, dei gesti d'altri tempi o voglio fatti, concretezza, sicurezza. Voglio un compagno di squadra su cui poter contare o voglio un uomo che mi trascini in mondi che non conosco. Voglio la serenità o voglio l'ottovolante.

E poi, quanto contano i sentimenti e quanto la ragione? Che cosa deve vincere, a chi stare a sentire.

Perchè non è giusto decidere il presente anche in base a come andrà il futuro, perchè non si può fare dietrologia, perchè hai paura di perdere la persona per te, perchè non sai se è la persona per te. E non è giusto decidere se quella è la persona per te, in base a quelle che incontrerai dopo.

Perchè per te il presente non esiste, per me il presente è l'unico momento che posso toccare veramente.
Perchè vorrei capire, da tutto questo, che sarà stato un momento e che torneremo ad essere felici.
Perchè da tutto questo, io vorrei capire qualcosa di noi, di te, ma anche qualcosa di me.


26/07/10

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Questo (fottuto!) momento...

Qualsiasi cosa scrivessi in questo momento, poi lo so che me ne pentirei e che farei danni. Mi sembra che ce ne siano già abbastanza, di pezze da mettere alla mia vita.Mi metto questo appunto qui, così mi ricordo del momento in cui mi sarei voluta sfogare sul mio blog, ma non ho voluto. Del momento in cui sto zitta perchè le parole mi sfuggono dal fegato e prendono suoni che non voglio pronunciare. Del momento in cui mi ricorderò di questo momento senza farmi scoppiare la milza.

Il trucco che ho io per sopravvivere alla vita è questo: cerco di pensare che un giorno mi ricorderò di questo momento (dove per questo momento intendiamo un momento x di merda), con pace, nostalgia, rassegnazione, saggezza, con qualsiasi cosa che si allontani il piu possibile dall'impennata di sangue nel cervello.Il problema è che non sai mai quando arriverà quel cazzo di momento, ma sai che un giorno arriverà. Cioè, uno deve avere fede nel tempo, il tempo è quella cosa diabolica che rovina tutto e poi aggiusta tutto, ciclicamente. Se tu collabori, lui ti aiuta. Se vuoi risolvere tutto in fretta, quello si incazza e ti fa il dispetto.

La fede nel tempo viene spesso confusa con a) indifferenza b) insensibilità c) menefreghismo. Invece è soltanto fede nel tempo. Capita.

Segniamo, segniamo, un giorno verremo a rileggere e ricorderemo con il sorriso sulle labbra il giorno in cui sei passata da essere a una aspirante compagna di vita con una casa da comprare e arredare a una profuga senza tetto che fa saltare bombe ad orologeria con la grazia di un ippopotamo. No, ma per fortuna siamo alle porte dei 29, che se i 30 mi accoglievano così, mi pareva un attimo di cattivo auspicio.

Qui si barcolla, ma non si crolla.


23/07/10

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Cose che potrebbero far star meglio

Andare a comprare le sigarette e incontrare Chris Martin per strada. Lui, ovviamente, si innamorerebbe a prima vista di me, si avvicinerebbe, mi canterebbe una sua canzone, una qualunque, nell'orecchio e poi spariremmo insieme su una mongolfiera che era già pronta lì, apposta per me.

Mi dispiace, Gwyneth, capita.
Fattene una ragione anche tu.


22/07/10

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Cose che si perdono

E, come se non bastasse, continui a perdere cose che sei convinta di avere. Guardi una foto dell'anno scorso e lo vedi. Un'illuminazione. Il vestito fantastico di Ethic che avevi preso con i saldi, che hai adorato e amato oltremodo... quel vestito lì, che cazzo di fine ha fatto?
Messo a soqquadro tutto, guardato ovunque, non c'è.

Ho perso il mio vestito preferito.
Sono un disastro.
Da certi traumi non ci si riprende più.


19/07/10

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Stronza è la vita più delle zanzare

Ti innamori, è una favola, voli dall'altra parte del mondo, pensi che la tua vita sia cambiata in un modo stupendo. Dopo 5 mesi vai a viverci insieme, cambi nazione con lui, ritorni, passi serate a ridere e bere vino, e ceni e sei felice. E ti senti una persona bella, e anche se poi non bellissima, migliore di come potresti essere. O di come eri.

Passano i giorni, la vita vi travolge, lo spazio è poco, il lavoro ti stressa, non hai voglia di fare niente, io mi sento tradita, io non vedo più i miliardi di cose belle che vedevo prima, mi sento infognata in una situazione statica, prevedibile. Ho perso le emozioni, resto muta, spero che Cristo scenda dalla croce e venga a ridarmele. Dicendomi ei, le avevi perse per strada, erano qui. 


Invece, niente. Mi anestetizzo, ti anestetizzi. Avrei bisogno di una persona che mi prende di petto, che si incazza con me, che alza la voce, magari è una persona pessima questa, ma forse è quello che serve a me per scuotermi. Tu sei accondiscendente fino alla fine, tu mi dici si anche quando vuoi dirmi no, tu non reagisci, io mi sento imprigionata in una realtà completamente diversa da quella che credevo di aver scelto.

Tu con me non ridi più. Io, neanche.
Poi ci sediamo fuori, ci guardiamo negli occhi e non ci possiamo più nascondere. Non posso fare un mutuo trentennale con una persona con cui non so come starò tra un mese. Dopo un giorno, capisco che non posso stare neanche in un monolocale con una persona con cui non so se starò domani. Finiremo per l'odiarci, ritrovarci sempre intorno ora che non vogliamo. E poi è casa tua, non c'è una casa nostra, sono io che devo andare. Tu non avresti manco mai il coraggio di dirmi che vuoi che me ne vada.

Dicono che le crisi sono fisiologiche, forse le crisi sono altre, sono tradirsi, prendersi a piatti in faccia, sbattere porte. Questa è una morte lenta e silenziosa.

E la vita è questa, la felicità che ti regala, prima o poi, la paghi sempre a caro prezzo. E piangi piangi, le lacrime si asciugheranno, la delusione un giorno passerà e quello che succede è vita. E più vai avanti e più pensi che sognare l'amore eterno è una grandissima cazzata. Fare progetti, avere piantine e planimetrie per casa, conto in banca in comune, cose comprate insieme.

Poi mi guardo intorno e so che se esco di qui, con me muore un altro sogno. Un sogno grande, in cui  ho creduto tanto. Si frantuma a pezzi sul parquet.

Se ci riuscite ad averne altri di sogni poi,  ditemi come si fa.