Sono stata richiamata a consulenziare in grande azienda, per cui sono passata dall'essere always online al non avere più altro strumento di comunicazione se non l'email e quella specie di cellulare che ho. Sto vivendo quasi un periodo vintage, di isolamento tecnologico. Trovo molta soddisfazione nella mensa, un buon surrogato del "il piatto è pronto in tavola".
Macino un sacco di km ultimamente e in macchina metto Virgin radio e canto a squarciagola e non è che mi frega di quello che pensano gli altri che in giacca e cravatta mi osservano dal finestrino. A me sembra un inequivocabile segno di sanità mentale cantare in maniera molto convinta da soli.
Accumulo pacchetti di fazzoletti da 1 euro che puntualmente compro dall'indiano al semaforo e poi torno a casa e mi rendo conto che non ho la cartaigienica. Sono 4 giorni che al mattino mi sveglio e realizzo che è finito il caffè e resto sotto choc e mi sembra surreale che io riesca a lavarmi, vestirmi e uscire di casa senza caffeina. Infatti un po' lo è, perchè al mattino faccio una gran fatica a ricordarmi dove ho parcheggiato la sera prima e cammino con le chiavi della macchina in mano pigiando il tasto per aprire, nella speranza di intravedere qualche luce.
Sono stata in Maremma e l'acqua calda a 37° sulle spalle mi ha trasformato in una specie di pappetta di manzo per bambini, ho fatto tanti chilometri in bici e in salita, ho mangiato così bene che potrei ripartire ora solo per fiondarmi su "quel" piatto di pici al ragù di cinghiale che ho mangiato in cima al tufo. La prima sera, al buio, nelle curve, mentre felicemente tornavamo all'agriturismo, il navigatore si è definitivamente spento (quale momento migliore) e abbiamo vagato un po' per tutte le provinciali maremmane, finchè non ci siamo magicamente ritrovati sul brecciolato giusto.
Ho fatto colazione con la ricotta e le marmellate fatte in casa e ho pranzato in un bar dove abbiamo chiesto dei panini e ci hanno preparato delle grandi felle di pane ripiene che mi hanno immediatamente ricordato le stupefacenti merende che mia nonna mi preparava affogando queste lunghissime fette nell' olio e nel pomodoro e tutto intorno a me sembrava essere uscito dagli anni '60 e ho pensato che quegli anni un po' mi mancano anche se non li ho mai vissuti.
19/05/11
Maremma maiala!
21/04/11
Summer is coming
La primavera è arrivata che io non me ne sono accorta, ho ancora il cambio dei panni da fare e intanto vado in giro con gli stivali che non ho tempo e voglia di comprare scarpe nuove finchè non mi ricordo quali sono le mie scarpe vecchie. Sto con un uomo che ogni volta che punto un paio di scarpe, mi dice "ma ce le hai già uguali!" e allora cerco di ricordarmi quali sono le presunte scarpe uguali e capisco che gli uomini non sono per niente bravi a giocare " a trova le differenze" dentro il guardaroba. Due paia di stivali neri non sono due paia di scarpe uguali, in nessun universo possibile.
Per lavoro sto sacrificando un po' di tempo, di sole, di uscite e la cosa non mi pesa come mi sarebbe pesata un tempo. Sono entrata in una nuova fase della mia vita in cui per la prima volta credo di aver guadagnato una prospettiva, all'improvviso il day by day mi si sta scollando di dosso come unica filosofia di vita e oso avventurarmi con la mente in mondi futuri realizzabili solo in virtù di azioni e gesti presenti.
Probabilmente inizio ad avere una vaga idea di dove sto andando. Sarà che quest'estate compirò 30 anni e mi sto rendendo conto che è una fase un po' del cazzo. Ancora troppo vicini ai 20 e ai ricordi di gioventù e di università e ancora troppo lontani dal sentirsi adulti, compiuti e completi.
Non so se ho la migliore delle vite possibili, ma ho scoperto che mi piace il mondo che ho attorno, fatto di cose semplici, piccoli gesti, sorrisi spontanei, mancanze speciali e presenze indispensabili.
Fiori secchi nei vasi, cioccolatini nella ciotola , mensole da montare, progetti in sospeso e un senso di onnipotente strafottenza per la prova costume dell'anno, che mi pare l'unica cura efficace contro la cellulite.
24/03/11
Delle paure improvvise
Non è la prima volta che mi capita. Scendo giù a casa e non riesco più ad essere felice come dovrei, come vorrei. Guardo le rughe di mia madre, la cardioaspirina di mio padre, fisso le nostre foto di 10 anni fa e mi manca il respiro. Mi terrorizza lo scorrere crudele del tempo e mi rendo conto che, per quanto mi riguarda, le persone che amo sono sempre state immortali. Non riesco neanche minimamente ad accettare che un giorno non ci saranno più ed ora che questo pensiero si insinua nella mia testa, non so fare altro che buttarmi nel letto dove ho dormito per anni e piangere.
Piango perchè ho paura del futuro e perchè vorrei fermare il tempo e perchè una parte di me teme di perdere l'unica famiglia degna di questo nome che nella vita mi sarà concessa.
11/03/11
If lacrimoni, then ciclo
Anni di ricerche, analisi, pipponi sulla temperatura, i cicli della luna e di tutti i pianeti, per poi scoprire che l'unica prova empirica ce l'hai sempre avuta sotto gli occhi: quando la sera ti metti a letto e ti scendono i lacrimoni senza motivo, a giorni ti verrà il ciclo. Quando la sera ti metti a letto e inizi a immaginare una serie di tragedie greche che potrebbero colpire la tua vita da un momento all'altro e ti scendono i lacrimoni, a giorni ti verrà il ciclo.
Quando la sera ti metti a letto e inizi a cercare ossessivamenti gli indizi che potrebbero far precipitare le tragedie greche nella tua vita e ti scendono i lacrimoni, a giorni ti verrà il ciclo. Quando la sera ti metti a letto e senti una leggera e costante tachicardia, realizzi che tra tutte le tragedie greche non avevi catalogato un tuo collasso, allora ti scendono i lacrimoni e a giorni ti verrà il ciclo.
Tragedie immaginarie, lacrimoni, ciclo.
Questo è l'unico dato schiacciante, altro che tette che si gonfiano e dolore ai reni.
08/02/11
Solo per wannabe esauriti
Bastava dirlo che è inutile che uno si iscriva in palestra se può passare la propria vita a traslocare. Ho avuto delle settimane d-e-v-a-s-t-a-n-t-i.
Stare tutto il giorno fuori per lavoro e non fare in tempo a tornare a casa che tocca riempire scatole o trasportare scatole o svuotare scatole o reperire beni di prima necessità o pulire casa vecchia o pulire casa nuova o osare un'improvvisata a Ikea alle 21 e andarsene che è quasi chiuso, con l'hot dog a 70 cent che per quanto fa schifo il wurstel, scricchiola sotto i denti.
O, in alternativa, andare via da Ikea che sono le 22 e tu che sei uscita di casa alle 8 e non ci sei ancora tornata inizi a dare segni di squilibrio mentale. Arrivare al parcheggio e rendersi conto che il cazzo di tavolino, che hai afferrato felicemente all'uscita, non entra in nessuno modo in macchina. Verticale, orizzontale, diagonale, niente.
Trovare uno spago nel portabagagli, legare il mobile alle portiere posteriori e incrociare le dita. Vedere questa macchina che cammina con le portiere semi aperte con sto mobile che sbanda ad ogni curva e convincersi intimamente che quel pezzo di legno volerà via e ammazzerà qualcuno. E intanto le ggenti dalle altre macchine ti guardano come se fossi pazzo ( e invece non sei pazzo, sei semplicemente un disperato che risolve creativamente i problemi della materia) e mentre guidi con le portiere semiaperte da cui escono pezzi di mobili e una scrivania che minaccia di tagliarti la testa, un po' ridi e un po' sei terrorizzato.
Io, nell'altra macchina, un po' rido e un po' rido. Poi però, quando arriviamo a destinazione e realizzo che gambe, piani scrivania, mobili e cagate varie vanno portate su, un po' mi viene da piangere.
Ho il frigo vuoto di qua e mangio di là, faccio la doccia di qua e ho ancora il phon di là, il giorno dopo porto il phon di qua e poi devo fare la doccia di là. Andiamo a dormire di qua da domani allora? Ma certo, peccato che non abbiamo portato i cuscini e il piumino. Ok, torniamo di là. Cazzo, il phon l'ho lasciato di qua.
Spero di avervi fatto esaurire al solo pensiero, che è un po' l'obiettivo nobile di questo post. Il mio obiettivo a partire dalla prossima settimana è, invece, l'ubriachezza molesta.