28/02/12

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Queste nozze s'hanno da organizzare

Si galleggia su un file excel degli invitati, creato e abbandonato, e la navigazione compulsiva del globo per la scelta della honeymoon. Siamo partiti dalla West Coast, visto San Francisco e i parchi della costa, poi abbiamo passato una settimana di mare nelle isole del pacifico e dell'atlantico. All'improvviso siamo arrivati in centro America, addentrandoci nel Messico, Guatemala e Belize. Ad un certo punto, non si sa come ci siamo trovati ribaltati dalla parte opposta del globo, in Malesia e nel Borneo.

Intanto, casa nostra sembra quella di Patrizio Roversi e Susi Blady. Disseminati in bagno, in camera e in cucina cataloghi e fogli scarabocchiati di mete probabili (e non) di tutti i continenti.

Vorrei che il capitolo viaggio di nozze non si chiudesse mai, anche perchè quello successivo sarà la scelta delle bomboniere. O meglio, di una bomboniera compatibile con noi e con la famigghia. Omo si è intelligentemente tirato fuori da queste inezie, non comprendendo la necessità dell'esistenza di una bomboniera e dunque di una convenzione sociale radicata nel territorio difficile da spiegare se non con un manuale di 500 pagine su "Il matrimonio nel Sud Italia".

Avevo fatta una lista super efficiente di cose da fare, ma non mi ricordo dove l'ho salvata, è sparita dal computer. Queste nozze s'hanno da organizzare.


04/01/12

15

La felicità

Aperitivi, abbacchio al forno con patate. Una cena sul terrazzo dei tuoi con il venticello di settembre che ci solletica il naso e mi sposta i capelli. Mi dici apriamo il Barolo, ti rispondo che il Barolo attendeva nella botte un'occasione, mi dici freghiamocene, altrimenti non lo apriremo mai. Sogghigno per la tua fiducia nel futuro.

I tuoi occhi di fronte, discorsi che non ho capito dove vanno a parare, ma poi ti vedo gli occhi lucidi e sento che sei nervoso, mi si ferma il cuore e penso che forse sta succedendo quello che penso.

Sta succedendo davvero che mi stai dicendo che insieme possiamo avere un grande futuro e sta succedendo davvero che a me già viene da piangere anche se non sono sicura di aver capito bene. Sta succedendo davvero che non riesci ad arrivare il punto e io non ti aiuto perchè ho smesso di respirare e non riesco ad avere un pensiero di senso compiuto.

Sta succedendo davvero che ti abbassi verso la pianta dietro la mia sedia e prendi qualcosa che nell'oscurità io percepisco come la cosa e sta succedendo davvero che me la metti davanti e che io mi continuo a chiedere se sta succedendo davvero che tu mi stai chiedendo di sposarti e io ti dico sì piangendo.

Che poi piangi tu e piangiamo tutti, e penso a come è cominciata e dove siamo arrivati, mentre quel momento è così carico di emozione, incredulità e sogno che ci metterò settimane anche solo per aver capito che sì, sta succedendo davvero, a noi.

Non fa rumore e ti ammutolisce, la felicità.




16/11/11

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My gastro

Sono bloccata da qualche giorno da un'emozionante gastroenterite in cui il colpo di scena è passare dal digiuno al riso in bianco. Ti accorgi che stai meglio quando la stanza in cui passi la maggior parte del tuo tempo non è il bagno. Di solito la sequenza è bagno-letto-soggiorno. Il primo giorno in bagno, il secondo a letto, dormi per ore e anche se cercano di spostarti sul divano continui a dormire, per cui ti rimettono a letto. Poi arriva il giorno divano/scrivania, che è un traguardo raggiunto di non poco conto.

Ah, come vorrei mangiare qualcosa di buono. Ah, che voglia di caffè. Oh, che voglia di fresca birretta. Oh, e perchè non di una cioccolata calda? 3 giorni di privazioni e soffro, me tapina.

Invece, a pranzo mi prendo il rischio di un innocuo brodino che mi risale su per ore. 
Dici, uno si fa la malattia in pace. Invece salta su il panico delle faccende che hai lasciato in sospeso a lavoro e sbandando ti alzi per andare al computer e inviare email deliranti e prive di senso.

Facciamo che la cosa bella ve la dico a breve, che l'autonomia è finita.






19/10/11

1

Times are changing...

Mentre sono al volante, nel poco tempo che mi rimane dopo la mole quotidiana di progetti in ufficio, il ritorno a casa-spesa-telefonate- rapporti sociali-meccanico-bollette-cene-aperitivi... ecco, in quei momenti lì, io mi ricordo che c'ho un blog e che vorrei tornare a scriverci.

E allora penso che devo assolutamente aggiornare, poi però magari c'ho in mano l'Ipad e scrivere un post mi sembra piuttosto complicato, mentre passarmi in rassegna Groupon, Privalia e tutte le app che scarico compulsivamente mi sembra un'attività che calza a pennello con il mezzo che ho in mano.

Ripenso a McLuahn che diceva che il mezzo è il messaggio e constato che 1. c'aveva fottutamente ragione infatti ho acceso l'Imac per scrivere questo post  2. mi sembra passata una vita da quando leggevo certi libri all'università  3. vorrei tornare a leggere certi libri con una certa quantità di tempo a mia disposizione, ma quando ho una certa quantià di tempo a disposizione, poi finisce che non leggo certi libri e quindi non so se effettivamente quello che che voglio è quello che penso di volere  o piuttosto quello che voglio è quello che in realtà scelgo di fare.

Poco importa.

Ciò che conta è che poco più di un mese qualcosa è cambiato, qualcosa di grande, qualcosa di bello, qualcosa che io fino all'anno scorso dicevo ma io proprio no, figurati, tsè.
Vorrei scriverlo su questo blog e raccontare come mi sento, ma poi mi fermo e penso che no, qualcuno a cui vorrei dirlo di persona potrebbe leggere qui e allora vorrei prima raccontare le novità a chi legge questo blog perchè conosce me (e non viceversa).

Perchè no, non mi va più che questo sia il luogo delle anteprime. Quel tempo è finito.
Questo è il tempo delle riflessioni, dell'intimità e degli scorci rubati alla vita.


Qualche giorno fa mia nonna paterna ha compiuto 100 anni e due giorni dopo è morta.
Ho voluto salutarla per l'ultima volta, l'avevano vestita di nero e aveva un velo bianco che la copriva, le ho toccato le mani, quelle stesse mani che tremavano e che mi stringevano fortissimo quando andavo a salutarla, per un attimo mi è sembrato che si muovessero. Il pensiero che un minuto prima ci sia tutta la vita e un attimo dopo non ce ne sia più neanche un briciolo è qualcosa di cui non mi capacito.

Mentre la guardavo lì, stesa, immobile, mi è sembrata molto serena e ho pensato che bisognava essere contenti, che quella morte sarebbe da augurare a tutti, una lunghissima vita, nessuna malattia, nessun dolore, andar via in un secondo e assecondare l'ordine naturale delle cose, solo e semplicemente vecchiaia.

Eppure, guardandola, avrei voluto riportarla in vita e abbracciarla per l'ultima volta, invece era già freddissima e mi girava la testa e mi sentivo svenire, allora mi sono voltata per uscire, ho guardato mio padre, ho visto che era in lacrime anche se faceva finta di no e ho capito che l'amore di vita non si sazia mai.



04/09/11

2

Agosto

Il mio blog si è sputtanato da solo durante le ferie, snocciolando una serie di punti interrogativi invece delle immagini. Tra i propositi di settembre elenco anche quello di rimetterlo a posto. Mi sono portata a casa le chiavi di un agriturismo attaccate al portachiavi della macchina. Un altro buono proposito è quello di fare un pacchetto e rispedirlo al mittente, entro il 2012.

Questo agosto è stato intenso, irripetibile, memorabile, nel bene e nel male. E' iniziato con una nascita di una nipotina che sembra una bambolina e che a tenerla in braccia, piccola piccola, mi sentivo incapace e al tempo stesso adulta, responsabile. Tanto mare, tavolini, chiacchiere, cannucce colorate, abbuffate di pesce e voglia di casa, di chiacchiere in famiglia.

Dopo una nascita, una morte improvvisa. L'anno scorso su questo blog scrivevo un post sul matrimonio di mia cugina, snocciolando una serie di cazzate, neanche fossi depositaria delle grandi verità del mondo sull'amore. Quando esprimevo tutti i miei dubbi e le mie paure sul loro per sempre, mai mi sarei aspettata che quel sempre sarebbe durato 9 mesi. Mai mi sarei aspettata che mi toccasse così da vicino che anche poco più di 30 anni il giorno prima puoi esserci e quello dopo non ci sei più.

Mi è venuta a trovare l'angoscia per diverse notti, ho dormito poco e ho avuto tanta tanta paura. Paura della vita, paura del mondo. Paura improvvisa di tutti i telefoni che squillano, forieri di notizie che non ti aspetti e che ti colgono in un mattino di sole fantastico, dopo che hai appena finito di bere il caffè. Paura di trovarsi a pensare che se dovesse succedere anche a me, vi prego, donate i miei organi. Paura di tutto quello che può succedere mentre tu, ignaro, progetti la prossima vacanza.

Poi, pensandoci, a forza di rigirarti nel letto, capisci che l'unica soluzione che c'è alla morte è la vita.

E allora mi preparo per andare ad un matrimonio bellissimo di una delle amiche alfa. Ei, io ti ho incontrata al primo giorno di scuola del ginnasio, ne abbiamo passate tante insieme, 16 anni in cui le nostre vite non si sono mai divise, mai mai mai, ed ora eccoci qui, tu hai un abito bianco e sei bellissima e quando entri in chiesa stai piangendo e il mascara che ho messo mezz'ora prima si sta già sciogliendo. E sono felice che abbiamo 30 anni, dai, non è così male se vuol dire anche questo.

E agosto non è ancora finito, ci sono io che finalmente li compio questi chiacchierati 30 e in questo turbinio di eventi e di giorni, sono arrivati senza che la questione nuovo decennio mi angosciasse o mi passasse minimamente per la testa, sono arrivati con la voglia di viverli tutti, giorno per giorno, di goderli nella scintillante precarietà dell'esistenza.

E agosto ancora non era finito, quando una sera si è avverato un sogno per cui ho pianto di felicità.
Sono stata via un mese da qui, ma sembra che in mezzo si siano alternate tutte le stagioni.